“Competere con gli USA e con SpaceX? Impossibile, loro sono troppo avanti e noi europei molto indietro. E non dimentichiamoci della Cina, sempre più agguerrita e competitiva”. Francesco Vatalaro, Professore Emerito di Telecomunicazioni presso l’Università di Roma Tor Vergata, non ha dubbi. L’operazione franco-italiana chiamata Bromo (dal nome di un vulcano indonesiano) per creare una joint-venture (del valore di 10 miliardi di euro) per la produzione di satelliti, unendo le forze di Leonardo, Thales e Airbus ha trovato un accordo, ed è stato quindi compiuto il primo passo verso quello che, secondo i piani, dovrebbe formare il colosso europeo per fare concorrenza a SpaceX. Ma non basta.

Il monopolio di SpaceX

La compagnia spaziale di Elon Musk, SpaceX, viaggia ormai da tempo a ritmi che sono sempre più veloci, e in molti, tra gli analisti spaziali, soprattutto in ambito telecomunicazioni, si chiedono se è davvero la mossa giusta fare concorrenza alla costellazione Starlink. SpaceX, oltretutto, ben presto lancerà una nuova rete di satelliti per osservazione della Terra (oltre a realizzare già “Starshield”, una versione di Starlink per la Space Force della Difesa USA), che potrebbero essere lanciati anche con l’astronave Starship, ora in fase conclusiva dei test in volo, destinata, una volta operativa, ad essere inviata nello spazio non solo per le suggestive missioni di esplorazione di Luna e Marte, ma per lanci dei satelliti in LEO, cioè nella bassa orbita terrestre.