Nessun ex capo di Stato di un Paese dell’Unione europea aveva mai subito una sorte simile. Ieri, Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica francese dal 2007 al 2012, ha varcato la soglia della Santé, l’ultimo istituto penitenziario di Parigi, per iniziare a scontare la pena di cinque anni di reclusione ai quali è stato condannato per associazione a delinquere nell’ambito dell’affaire sui presunti finanziamenti libici della sua campagna per le presidenziali del 2007. «Una sola notte in prigione è una notte di troppo», ha dichiarato a BfmTv Christophe Ingrain, uno degli avvocati di Sarkozy. Subito dopo l’ingresso in carcere del loro assistito, i legali hanno depositato la richiesta di scarcerazione, grazie alla quale la detenzione potrebbe ridursi a tre-quattro settimane. La Corte d’appello ha due mesi di tempo per pronunciarsi e se la richiesta verrà respinta, Sarkozy, come previsto dall’“esecuzione provvisoria” decisa dal Tribunale correzionale di Parigi che lo ha condannato lo scorso 25 settembre, starà in prigione almeno fino alla sentenza di secondo grado, attesa nel 2026.
La giornata, per Sarkò, è iniziata con la manifestazione di sostegno organizzata sotto casa dal figlio Louis. All’angolo tra rue Pierre-Guérin e rue de la Source, nel Sedicesimo arrondissement, centinaia di amici e simpatizzanti dell’ex leader gollista hanno scandito «Nicolas! Nicolas!». Quando attorno alle 9.15 è uscito dal suo domicilio mano nella mano con la moglie Carla Bruni, l’ex capo dello Stato è stato accolto da applausi, bandiere francesi e Marsigliese cantata a squarciagola. «Un uomo innocente sta per essere incarcerato. Non presenta alcun rischio di fuga, non è stato condannato in via definitiva, eppure lo sbattono in prigione», ha scritto su Instagram l’altro figlio di Sarkozy, Jean.












