L'attuale calvario giudiziario è l'amaro sigillo su una carriera politica torrenziale e controversa, un'ascesa iniziata nelle trincee locali
Nicolas Sarkozy e Carla Bruni
Parigi – Si sono chiuse, con la fredda, inesorabile logica della giurisdizione, le porte della prigione de La Santé su Nicolas Sarkozy, il primo ex Presidente della Quinta Repubblica a conoscere l’onta del carcere. Un’umiliazione senza precedenti che travolge non solo la sua persona, ma l'intera nazione francese, lacerata dal sospetto di una vendetta giudiziaria che ha trasformato la legge in un'arma politica di distruzione.
L'ex capo di Stato, condannato a cinque anni, di cui due sospesi, per associazione a delinquere nel controverso dossier dei finanziamenti libici del 2007, ha varcato la soglia del penitenziario parigino alle 9.30 del mattino, lasciando dietro di sé, sulla soglia della sua dimora del XVI arrondissement, un’immagine destinata a entrare nella storia: l’ultimo saluto, mano nella mano, con la moglie Carla Bruni, mentre una folla di sostenitori intonava l’inno nazionale, la Marsigliese, in un misto di sdegno e solidarietà. È il triste epilogo, sebbene temporaneo, di una battaglia legale che, per stessa ammissione di Sarkozy, ha portato «l'odio a un livello senza precedenti».










