Là dove manca il senso della misura, dovrebbe giungere in soccorso per lo meno il senso dell’umorismo. Se invece disgraziatamente scarseggiano entrambi, allora arriva inevitabilmente il momento in cui qualcuno cerca di raccontarci che in Italia c’è un problema di libertà di parola, di espressione, di stampa. Verrebbe da chiedere, con il sorriso e senza polemica: ma ci state prendendo in giro? Anzi, ci prendete proprio per scemi?

Dunque: se andiamo in edicola, con quattro o cinque eccezioni (non si va oltre le dita di una sola mano), l’intera offerta della carta stampata italiana non sta certamente a destra, ed è anzi spesso fortemente orientata a sinistra e contro il governo.

Se accendiamo la tv, sui principali canali pubblici e privati, la situazione è ancora nettamente vantaggiosa per la sinistra: dall’orientamento dei maggiori talk-show (con limitate eccezioni) alla grande maggioranza degli opinionisti e dei commentatori. Chi non è pregiudizialmente schierato contro il governo - semmai - vive portandosi addosso una specie di stigma negativo, perfino in luoghi teoricamente insospettabili. Nella “buona società” giornalistica e televisiva, non disporre di una patente di sinistra significa non avere i documenti del tutto a posto, e semmai avere buone chances di non essere affatto invitati o convocati, o di esserlo - tranne casi ancora limitati - in formule “uno contro tre” o “uno contro quattro”, sempre in trasferta, sempre come ospite “ostile”.