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Ultimo aggiornamento: 13:07
È bastata una scintilla perché in Pakistan la folla inferocita prendesse d’assalto la casa dove abitava Miriam (nome di fantasia), per prelevare suo nonno, accusato di blasfemia, e sottometterlo a un processo sommario. Lui è uscito in occasione della Turba, rievocazione storica della Passione di Cristo: voleva farli ragionare, difendersi dall’accusa, ma venne trovato “riverso a terra, coperto di sangue”. Aveva i denti rotti, il naso fratturato e le ossa spezzate”, racconta Miriam, che era fuggita per mettersi al sicuro. “Poco dopo, è morto per le ferite riportate. Nel giro di pochi giorni è morta anche mia nonna, consumata dal dolore”. L’assedio alla casa di Miriam è l’emblema dell’intero rapporto 2025 sulla Libertà religiosa nel mondo, pubblicato dalla Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, secondo il quale circa due terzi della popolazione mondiale, cioè 5,4 milioni di persone, vive in Paesi in cui “si verificano gravi violazioni della libertà religiosa”: +5% rispetto al biennio precedente. Tali violazioni possono manifestarsi “in forme evidenti, come omicidi, incarcerazioni o la distruzione e confisca di luoghi di culto” oppure attraverso modalità più subdole, come “ostacoli burocratici, censura, divieti all’educazione religiosa e discriminazioni sociali”, è quanto afferma Regina Lynch, presidente esecutivo di Aiuto alla Chiesa che soffre internazionale, che sottolinea come la libertà religiosa non sia “un privilegio”, ma “un diritto fondamentale” sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il volume, di 1.200 pagine, il più corposo mai pubblicato, è stato presentato all’Agostinianum di Roma, dove il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin si è detto preoccupato in quanto “le violazioni della libertà religiosa aumentano di anno in anno” e ha esortato governi e comunità ad “astenersi dal costringere qualcuno a violare le proprie convinzioni profondamente radicate”. Si accende l’allarme per le persecuzioni, che colpiscono 4,1 milioni di persone, soggette a “violazioni sistemiche gravi, tra cui violenze, arresti e repressione” in 24 Paesi, tra cui Cina, India e Nigeria. Nella maggior parte dei casi in esame, il 75%, la situazione è addirittura peggiorata.









