Da principio Sasha Stiles, poetessa ibridata con la tecnologia e artista digitale, aveva creato due diversi font di scrittura: uno per i versi e i testi che erano solo frutto del suo talento e dei suoi pensieri; l’altro per ogni parto tecno-letterario uscito dalla sua collaborazione con un’Intelligenza Artificiale, un modello di linguaggio avanzato che lei stessa ha personalizzato e migliorato. “Poi con il tempo le cose si sono complicate – racconta -. Gli strati dei miei pensieri e degli algoritmi si sono sovrapposti e intrecciati, amplificati dai dati, rimescolati dalla convivenza creativa. Distinguere tra la parte umana e il mio alter ego digitale è diventato sempre più difficile, anche per me”.

L’alter ego digitale di Sasha si chiama Technelegy, chiamiamolo pure un cyborg creativo, nutrito di prompt e dati, memorie letterarie del passato umano recente e remoto e abbaglianti prospettive cibernetiche. Per dirla in termini letterari, è un ibrido tra il racconto in prima e in terza persona. In una dimensione hi-tech. Dentro c’è la vita biologica, le sensazioni e gli studi della scrittrice newyorchese, di origine calmucca da parte di madre; e la capacità di assorbire e combinare i dati, di creare immagini dalle parole e parole dalle immagini, di una IA modellata sulle sue esigenze. La collaborazione, cominciata nel 2019, ha prodotto due anni dopo un libro che porta il nome di questa simbiosi. Sono seguite mostre, performances, manifesti in forma di poesia (Humanifesto, parte dell’opera Four Core Texts), collaborazioni con il mondo della moda (prima con Gucci e ora con Hugo Boss), presentazioni alle grandi fiere d’arte come ad Art Basel in Svizzera.