Barcellona imporrà il divieto di locazioni turistiche a partire dal 2028; Parigi, invece, limita a 90 il numero di giorni in cui è possibile affittare la propria casa: questi sono solo due tra i numerosi esempi di tentativi di imporre restrizioni al fenomeno degli affitti brevi in Europa. Alcuni limiti sono stati imposti anche in diversi Comuni italiani: Bologna, Firenze, e anche la stessa Venezia, hanno emesso regolamenti che cercano di arginare la pervasività degli appartamenti in locazione turistica spesso a discapito della disponibilità per famiglie e giovani. Sulla questione, però, l’opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia autonoma di Trento appare piuttosto divisa.
Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, infatti, l’idea di applicare regole più rigide per gli affitti brevi per favorire famiglie e giovani viene condivisa dal 51% dei rispondenti, mentre il 49% la ritiene una scelta sbagliata, privilegiando il diritto di ognuno di disporre liberamente dei propri beni.
Eppure, anche limitando l’analisi ai soli “alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale”, secondo la definizione Istat, nel Nordest la crescita del fenomeno è netta: tra il 2014 e il 2024, il numero è salito da 50mila a 68mila (+36 punti percentuali), mentre il numero di letti è passato da 280mila a quasi 400mila (+41 punti percentuali). Data la contestuale (ed estrema) difficoltà registrata da famiglie e giovani nel trovare una sistemazione abitativa, la questione appare tutt’altro che secondaria per l’equilibrio sociale dei territori.









