Introdurre un limite di notti annuo. Attivare dei vincoli di tipo urbanistico, riducendo l’affollamento di immobili turistici in alcuni quartieri. E tirare la leva fiscale, ad esempio attraverso un appesantimento dell’Imu. Dopo le iniziative di Bologna e Firenze, anche il Comune di Roma si muove per regolamentare gli affitti brevi. I lavori sono ancora in corso e si chiuderanno entro l’anno, probabilmente con una delibera dell’assemblea capitolina. Le prime indicazioni, però, disegnano una stretta in arrivo. Una stretta che, peraltro, era già stata anticipata dalla variante alle norme tecniche del Prg.
La proposta di un regolamento
Ne parla l’assessore al Patrimonio e alle politiche abitative del Comune di Roma, Tobia Zevi: «Lo scorso autunno è stato costituito un tavolo interassessorile e interdipartimentale che, sulla base di una memoria di giunta, ha chiesto agli uffici di elaborare un regolamento sugli affitti brevi. Sono stati coinvolti tre assessorati: Turismo, Urbanistica e Patrimonio con i rispettivi presidenti delle omonime commissioni capitoline e i consiglieri comunali». Il lavoro è partito dal dipartimento Memotef (Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza) della Sapienza, che ha analizzato come gli affitti brevi stanno trasformando le città e, allo stesso tempo, ha analizzato gli interventi delle altre amministrazioni in giro per l’Europa. Dati che servono da base per elaborare il regolamento in arrivo che approderà in assemblea capitolina.






