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21 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:28
Nella mia attività professionale ho visitato vari pazienti che mi hanno riferito di nomignoli, epiteti o soprannomi che hanno gravemente turbato la loro vita. Solitamente la storia è che una persona riceve la definizione quasi casualmente; questo soprannome suscita ilarità negli astanti e il soggetto interessato, pur rosicando dentro, diviene succube di questo epiteto. Se infatti si arrabbia e pretende che nessuno usi il termine negativo in sua presenza provoca negli altri il desiderio, quando lui non c’è, di usarlo con ancora maggiore frequenza. Il bello, se così si può dire, dell’evocare un epiteto o un soprannome è quello infatti di far sottilmente arrabbiare la persona che ne è colpita. Succede allora che la persona coinvolta faccia finta di niente o addirittura ci rida sopra. Si tratta di un tentativo di mitigare l’effetto del soprannome negativo ma se tutti sanno che, sotto sotto, lui ci soffre, esso continuerà ad essere usato tanto da divenire abituale.
I soprannomi più difficili da sradicare sono quelli che qualcuno appiccica in infanzia come Ciccio se si è sovrappeso o viceversa Grissino, Perticone o Tappino riguardo l’altezza. Ricordo il caso e la sofferenza di una ragazza che per anni, chiamandosi Antonella, veniva sbeffeggiata col soprannome di Tontonella.










