Ci stiamo tristemente abituati ad una politica sempre sopra le righe che, a dispetto di quanto imporrebbero i ruoli istituzionali, attacca e istiga all'odio, accusando contemporaneamente gli avversari di essere i responsabili dei toni eccessivamente accesi che rischiano di provocare reazioni violente. Una politica che non sopporta le critiche e prende pesantemente di mira giornalisti, ma anche normali cittadini, additandoli al pubblico disprezzo semplicemente perché i primi fanno inchieste e domande ritenute scomode, i secondi non si rassegnano al pensiero unico e scendono i piazza per protestare. Una politica trasformista, attenta solo ai sondaggi di turno e al consenso di facciata,
che non appena accade qualcosa, si affretta ad esprimere solidarietà a coloro i quali sono diventati obiettivo di qualche atto di violenza, confidando evidentemente nella scarsa memoria dei cittadini. Ed ecco che chi fino al giorno prima ha definito un programma d'inchiesta "ignobile", "pattume", "lo schifo dell'Italia", "Hamas della tv", si schiera come nulla fosse a difesa della libertà di stampa.
Ma l'informazione non è buona soltanto quando parla bene, quando magnifica e osanna, quando si limita a reggere un microfono lasciando che si dica tutto e il contrario di tutto senza domande che mettano in evidenza eventuali contraddizioni.










