Ora, di medici di base a Roma, ne mancano un centinaio (500 se si considera invece tutta l’area metropolitana) e quindi c’è solo, si fa per dire, il disagio di intere zone che hanno un riferimento lontano per le cure sanitarie: dal semplice vaccino contro l’influenza alle diagnosi. Pensate agli anziani o a chi non può sottoporsi a lunghi spostamenti. Il guaio si accentua se pensiamo al dopo. A quando, i medici di famiglia che sono in servizio, già oberati di lavoro e pazienti, andranno in pensione. Dei 3700 medici di medicina generale che operano in tutta la Regione Lazio, circa 1800 lavorano nella Capitale (esclusi i pediatri di libera scelta). Tra il 2025 e il 2026 il 48% di questi professionisti maturerà i requisiti per andare in pensione e si tratta di dottori che assistono già un numero di pazienti che va oltre la soglia massima. Che vuol dire? Che intere zone, e quindi piccole folle di pazienti si troveranno senza medico. «Quali azioni ha intenzione di mettere in campo la Regione?», si chiedono Svetlana Celli e Barbara Funari, rispettivamente presidente dell’Assemblea capitolina e assessora alle Politiche della Salute.
Hanno scritto una lettera al presidente della Regione Francesco Rocca per porgli le stesse domande che ricevono dai quartieri: Colle del Sole, Torre Gaia, Villaggio Breda, Fontana Candida. «Serve una risposta immediata, condivisa e strutturale. Bisogna garantire la continuità del servizio e rafforzare la medicina di prossimità, assicurando a ciascuno la possibilità di essere curato ed assistito», spiega la presidente Celli.






