Era un’inchiesta giudiziaria ed è diventata una telenovela priva di colpi di scena e piena di mostri presunti sbattuti in prima pagina per far felice il pubblico affamato e titillare la pletora di giornalisti schierati in difesa di questa o dell’altra tesi senza troppo convincimento se non quello di fare ascolti. I dettagli si sovrappongono e si confondono in questo scenario criminale del giallo di Garlasco incline al voyeurismo. Ma sono quelli di una commedia buffa che a volte tracima in tragedia. Cito solo gli ultimi episodi e vado in ordine sparso. L’avvocatone dal ciuffo bianco (Lovati) che si dispiace di essere stato defenestrato dal suo assistito Sempio ma monopolizza le tv, sogna esorcismi, e studia da Jerry la Rana per una fiction televisiva. Un «sistema Pavia» fatto di scambi, favori e piacevolezze tra signori togati, imprenditori di successo e forze dell’ordine senza macchia (apparente). Un’inchiesta (sempre a Pavia) chiusa frettolosamente nel 2017 nonostante quella prova circostanziata che conduceva a Sempio. Un ex pm stimato e ammirato indiziato di corruzione ed esposto al pubblico ludibrio ancora prima che gli sia fatto un processo. Testimonianze confuse che sbucano dalle retrovie e puntano il dito contro Sempio, anzi Stasi, anzi Ignoto 3. Poi i dettagli pruriginosi sul santuario della Bettola, l’emoticon tigresco di un’avvocata agli inizi della carriera, il delirio di telecamere sparpagliato nelle vie, il canale Tromello dragato alla ricerca dell’arma del delitto che però era solo il martello di un carpentiere annoiato. Mancano solo l’esercito e i riti satanici e onirici echeggiati dal suddetto Lovati e avremo fatto bingo...