L’attentato contro Sigfrido Ranucci ha scatenato una valanga di dichiarazioni e di post, una gara di solidarietà che ha unito quasi tutto l’arco politico. Ma dietro l’unanimità apparente si intravede una consueta dinamica: l’uso strumentale dell’indignazione per colpire il governo. L’episodio, gravissimo e ancora tutto da chiarire, è stato subito piegato a una lettura politica, come se l’esecutivo fosse indirettamente responsabile del clima che avrebbe favorito l’attacco al giornalista di Report. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, al presidio di via Teulada organizzato dai giornalisti in solidarietà a Ranucci, non ha perso l’occasione per accusare la maggioranza di aver «paralizzato la Vigilanza Rai», invitando chi oggi si dice solidale a «rinunciare alle querele» e a scusarsi per la «delegittimazione» subita da Ranucci. Sulla stessa linea la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, che parla di «clima d’odio alimentato da alcuni partiti», e Nicola Fratoianni, che invita a «riflettere sul clima creato attorno al giornalismo d’inchiesta».