MIRANO - Sono usciti in fretta, lasciando cellulare, documenti e portafogli sul tavolo della cucina, e la porta d’ingresso aperta. Il letto di Rosita, dei tre, era l’unico rifatto: quelli del fratello Mauro e della madre Maria invece erano stati lasciati sgualciti, a soqquadro, come li lascerebbe chi venisse svegliato d’improvviso nel cuore della notte.
Maria non è morta d’annegamento, ma d’infarto: l’autopsia ha infatti rilevato che i suoi polmoni non erano pieni d’acqua, e che il suo cuore era crepato. Al tempo stesso, la 77enne quando è stata ritrovata era vestita da casa, con le ciabatte anziché le scarpe, e non si era dunque preparata per uscire.
Queste sono le uniche certezze che gli inquirenti, in questo momento, si trovano tra le mani. Il resto, sono ipotesi.
La prima: Rosita, il cui legame con la madre è stato definito “morboso” da chi ha avuto modo di conoscerla, si sarebbe resa conto che l’anziana aveva avuto un malore quando era già troppo tardi per poterla salvare, mentre tutti e tre si trovavano ancora nella loro casa di via Dante a Mirano. Avrebbe dunque allarmato il fratello, convincendolo a caricare la madre in macchina e portarla all’ospedale. Non nel più vicino però, che sarebbe stato quello di Mirano, ma in quello di Mestre. Nemmeno arrivati nei pressi dell’Angelo però la loro corsa si sarebbe fermata, continuando invece in direzione Treviso, verso Silea. A guidare la Renault Captur era probabilmente Rosita, essendo l’unica della famiglia ad avere la patente. Il fratello sedeva dunque accanto, ma il dubbio più grande rimane sul dove si trovasse la madre: stesa sui sedili posteriori o nel bagagliaio?






