SILEA - Rosita dal Corso, al volante, ha preso una rincorsa e si è lanciata nel Sile con l'auto per rimanere per sempre assieme alla madre, morta poco prima per un malore letale, e al fratello Mauro. Ma il destino li ha divisi anche dopo l'ultimo respiro: nell'impatto in acqua il bagagliaio della Renault Captur si è aperto e il corpo della settantasettenne, Maria Bovo, è scivolato via con la corrente, fino a Meolo. Per la procura di Treviso, la pista di un gesto estremo è attualmente l'unica compatibile con quanto finora emerso dalle indagini. Le cinture allacciate, le portiere e i finestrini chiusi, gli oggetti personali lasciati a casa: tutti gli elementi riconducono alla volontà di farla finita, perlomeno da parte di Rosita. Ma non è detto che entrambi i passeggeri della Captur quella sera volessero morire. Sarà necessario attendere l'esito dell'autopsia sulle salme dei due passeggeri per capire di più sulla dinamica, tenendo presente che Mauro - soggetto fragile - era il passeggero, mentre Rosita guidava l'auto e aveva quindi la diretta responsabilità delle proprie manovre. Un primo esame esterno non ha mostrato segni di violenza: Mauro e Rosita sarebbero morti annegati. Gli investigatori stanno cercando di chiarire anche in che punto e in che stato si trovasse il corpo dell'anziana all'interno dell'abitacolo, sempre con l'obiettivo di trovare prove alle intenzioni sepolcrali dei due fratelli o di una di loro: inizialmente si era parlato dei sedili posteriori, ma dal momento che - quando l'auto è stata ripescata - solo il portabagagli era aperto, la donna poteva trovarsi anche nel vano posteriore.