MIRANO (VENEZIA) - Sembrava una storia chiusa. Un dramma della depressione o della solitudine come tanti: una donna che si toglie la vita lasciandosi cadere nel fiume. L’autopsia e la denuncia di una delle sorelle della vittima hanno però hanno portato alla luce, a sei giorni di distanza, i tratti di una vera e propria tragedia: ieri vigili del fuoco e carabinieri, sul fondale del Sile, hanno recuperato i corpi dei due figli dell’anziana.

Tutto era iniziato il 10 ottobre quando il cadavere di Maria Bovo, 77 anni, residente a Mirano (Venezia), era improvvisamente affiorato dalle acque del fiume tra Roncade e Meolo, nei pressi di H-Farm. Il sostituto procuratore veneziano titolare del fascicolo, Giorgio Gava, aveva disposto l’autopsia. E la perizia ha dato un responso inaspettato: la donna non aveva acqua nei polmoni, dunque non era morta annegata. Per gli investigatori, quindi, la donna era morta in precedenza e qualcuno l’aveva portata sul posto in auto. La sorella della donna, non vedendo per giorni Maria, ha iniziato a preoccuparsi: prima ha chiesto informazioni nei locali che frequentava la 77enne, poi, due giorni fa, è andata direttamente a sporgere denuncia dai carabinieri. Quando le hanno fatto vedere le foto della donna scomparsa e ancora senza identità ritrovata a Meolo, l’ha riconosciuta subito. «Mancano però anche i miei nipoti, i suoi figli, Rosita e Mauro».