SILEA (TREVISO) - Rosita e Mauro sono annegati in pochi secondi. L’autopsia effettuata sui corpi dei fratelli Dal Corso, non ha evidenziato nessun segno di violenza o resistenza: dopo la rincorsa a bordo della Renault Captur guidata dalla 55enne, sono stati inghiottiti dalle acque del Sile, dove sono rimasti presumibilmente per una settimana. La loro morte, infatti, risalirebbe allo scorso 9 ottobre, data attorno la quale è stata ritrovata la madre dei due, Maria Bovo di 77 anni, trascinata dal corso dell’acqua verso il Musestre e morta precedentemente.
L’ipotesi del suicidio avanzata in un primo momento, diventa pian piano concreta: troppa la disperazione dei figli nel vivere senza la madre, tanto da far pensare al gesto estremo. L’anziana, è stata caricata nel bagagliaio dell’auto, che dall’impatto con l’acqua si è aperto. Non a caso, l’autopsia effettuata sul suo corpo, non aveva evidenziato acqua nei polmoni. I segni di annegamento, invece, sono stati riscontrati sui cadaveri dei suoi due figli, rimasti intrappolati nell’auto con porte e finestrini chiusi fino al ritrovamento, avvenuto nella scorsa settimana, accanto all’Osteria Da Nea a Silea.
Dietro alla vicenda, una storia tristissima, di legami forti, indissolubili e di fragilità tali da non saper affrontare il lutto del genitore morto. Così Rosita, Mauro e la mamma Maria se ne sono andati assieme, esattamente come uniti vivevano nell’abitazione di via Dante a Mirano. Prima se n’è andata la madre per un malore, poi i figli l’hanno seguita. I due risultavano scomparsi dal giorno del decesso del genitore, ritrovato venerdì 10 ottobre a Meolo, di fronte alla sede di H-Farm, quando un uomo a bordo di un’imbarcazione aveva notato tra la figura di una donna parzialmente sommersa. Poi il fine settimana seguente, sono stati ritrovati i due figli, ancora legati dalle cinture dell’auto con cui da Mirano erano arrivati nel trevigiano: erano usciti di casa in fretta, lasciando cellulare, documenti e portafogli sul tavolo della cucina, e la porta d’ingresso aperta. Il letto di Rosita, era l’unico rifatto: quelli del fratello Mauro e di Maria invece erano stati lasciati a soqquadro, come li lascerebbe chi venisse svegliato d’improvviso nel cuore della notte.






