MIRANO (VENEZIA) - «Io, mio fratello e mia mamma consideriamo la famiglia come valore assoluto, come la cosa più importante nella vita. Prendermi cura della mia mamma, che amo tanto, mi rende felice». A scrivere questo pensiero, il primo febbraio di due anni fa, è stata Rosita Dal Corso, la donna di 55 anni trovata morta ieri assieme al fratello Mauro, di 52, nell'auto riemersa dal Sile davanti all'osteria da Nea a Silea, una settimana dopo il ritrovamento del corpo della madre, Maria Bovo, 77 anni, lungo lo stesso fiume a Roncade.
Rosita aveva lavorato per anni come barista in diversi locali del Veneziano, in particolare nel bar di fronte al ristorante Amelia a Mestre. La sua carriera lavorativa si era interrotta un paio d'anni fa, a seguito della morte del padre, per prendersi cura della madre Maria, che pare manifestasse i primi segnali di una demenza senile. Il fratello Mauro invece, seguito da anni dal centro salute mentale di Mirano e con un'invalidità che gli rendeva difficile trovare occupazione, non aveva mai avuto la possibilità di lavorare.
Al bar Evelyn di Mirano, tutti conoscevano "Maurone", come veniva chiamato per via della sua corporatura. Ogni mattina alle 7.30 si presentava di fronte alle saracinesche in attesa che si alzassero: qui si era costruito una compagnia di amici, giocava a carte e scambiava quattro chiacchiere. A pranzo e a cena, filava dritto a casa dalla madre e la sorella. «Due giorni fa la sorella di Maria è venuta al bar a chiederci se qualcuno di noi aveva visto Mauro, Rosita e Maria spiega Gianni, il titolare del bar - non avrei mai pensato a nulla di simile». Il giorno in cui è scomparso, Mauro era passato di lì nel pomeriggio, dicendo che la sera sarebbe andato a mangiare fuori assieme alla madre e alla sorella.








