ROSOLINA (ROVIGO). Gestivano un chiosco lungo la spiaggia di Rosolina, in provincia di Rovigo. Sono state massacrate. Prese a martellate e uccise, durante una rapina: colpita nove volte la madre, Elisea Marcon, 59 anni, morta immediatamente; colpita una quindicina di volte la figlia adottiva, Cristina De Carli, 25 anni. Per lei, un’agonia durata quattro giorni. Ora, a distanza di ventotto anni, esiste un imputato per quel duplice omicidio.
Si tratta di Karel Dusek, all’epoca soltanto ventenne: lavapiatti impiegato per la stagione proprio in quel locale: i Casoni di Elisea ed Arnaldo. È lui l’uomo che la procura ha deciso di indagare. E che, rinviato a giudizio, il prossimo 13 marzo comparirà davanti alla Corte d’Assise di Rovigo, per rispondere del duplice omicidio di Elisea Marcon e Cristina De Carli.
Il balzo indietro nel tempo è di ventotto anni. Al 29 giugno del 1997, quando i corpi martoriati delle due donne furono trovati all’interno del chiosco che gestivano, lungo la spiaggia libera di Rosolina. Il movente? La rapina: 600 mila lire prelevate dalla casa del locale. Soldi sottratti insieme alla Fiat Argenti di De Carli, abbandonata e ritrovata poco dopo a Marghera.
Un “cold case”, che, negli anni, ha conosciuto diversi colpi di scena. Come la corrispondenza tra il dna ritrovato sulla scena del delitto e quello di Gaetano Tripodi: un camionista calabrese, che successivamente sarebbe finito in carcere, per avere sgozzato l’ex moglie Patrizia Silvestri. Ma, nei suoi confronti, le indagini sono finite praticamente sul nascere: l’uomo è morto cinque anni fa. E poi altre due persone coinvolte: due cittadini cechi, indagati nel 2018. Anche in questo caso, però, nessun riscontro evidente, e quindi nessuna prosecuzione giudiziaria.






