PAESE - È iniziato ieri, in Corte d'Assise a Rovigo, il processo per il duplice omicidio dei "Casoni" a Rosolina Mare, un caso rimasto irrisolto per oltre ventisette anni e riaperto grazie alle nuove tecniche di analisi del Dna. Davanti alla corte, composta da due giudici togati e sei popolari, si discute della morte di Elisea Marcon, 59 anni, e della figlia adottiva Cristina De Carli, 25 anni, originarie di Paese, aggredite nel giugno del 1998 nel chiosco-bar in cui lavoravano sulla spiaggia libera.
I fatti risalgono alla notte tra il 28 e il 29 giugno 1998, nel locale allora noto come "Ai Casoni di Elisea e Arnaldo", vicino alla foce dell'Adige. La mattina successiva, Elisea Marcon venne trovata morta all'interno del chiosco, colpita ripetutamente alla testa, mentre la figlia Cristina De Carli era ancora viva ma in condizioni disperate. Morì quattro giorni dopo in ospedale. Per quel duplice delitto è ora imputato Karel Dusek, ceco di 47 anni, difeso dall'avvocato d'ufficio Pier Luigi Rando. All'epoca dei fatti aveva circa vent'anni e lavorava come lavapiatti proprio nel chiosco delle due vittime. Secondo l'accusa, avrebbe agito in concorso con un'altra persona rimasta ignota.
Dusek non era presente all'udienza filtro di ieri mattina. Negli ultimi anni era detenuto nel carcere di Plzen, in Repubblica Ceca, per reati contro il patrimonio, ed è uscito lo scorso ottobre dopo aver scontato la pena. Proprio all'uscita dal carcere è stato raggiunto dal decreto di fissazione dell'udienza preliminare nell'ambito del procedimento per il duplice omicidio. La svolta investigativa è arrivata nel 2023, grazie al Dna rinvenuto su un mozzicone di sigaretta, un reperto raccolto all'epoca e conservato tra gli oggetti recuperati nell'auto delle vittime, una Fiat Argenta che venne rubata dopo il delitto e ritrovata due giorni più tardi a Marghera. Secondo la ricostruzione accusatoria, madre e figlia sarebbero state aggredite con numerosi colpi alla testa. L'omicidio sarebbe stato commesso per rapina: all'epoca sarebbero state sottratte circa 600 mila lire e l'automobile. Il reato di rapina risulta però oggi prescritto, mentre resta contestato l'omicidio aggravato.






