PADOVA - «Sono stato miracolato». Il vice brigadiere dei carabinieri Giuseppe Benso è un sopravvissuto. Anche se è stato appena dimesso dall’ospedale di Mestre, e ha ancora le mani bendate per le ustioni, ieri era nella basilica di Santa Giustina, a Padova. L’ustione più dolorosa ce l’ha al cuore, per la perdita dei suoi tre colleghi. Per questo non è voluto mancare ai funerali di Stato di Valerio Daprà, Davide Bernardello e Marco Piffari, vittime dell’esplosione avvenuta alle porte di Verona. Il militare 45enne, scampato alla morte, fa parte della squadra operativa di supporto del quarto Battaglione mobile di Mestre. Originario di Bisceglie (nella provincia Bat), vive e lavora in Veneto da quando aveva 19 anni, anche se non ha perso il suo accento pugliese. Martedì sarebbe dovuta essere una giornata di lavoro come tante altre. Invece si è trasformata in tragedia. Poco prima dell’alba, Benso è entrato in azione insieme agli altri carabinieri dell’aliquota di pronto intervento, ai poliziotti e ai vigili del fuoco. Nessuno di loro poteva immaginare che i tre fratelli Ramponi - davanti alla prospettiva di perdere la casa - si sono trasformati in lucidi assassini: hanno imbottito la cascina di bombole di gas e, quando le forze dell’ordine sono entrate, la sorella ha innescato l’esplosione con un accendino.
Giuseppe Benso, carabiniere sopravvissuto alla strage di Castel d'Azzano al funerale dei colleghi con le bende: «Ero sotto le macerie, sono stato miracolato»
PADOVA - «Sono stato miracolato». Il vice brigadiere dei carabinieri Giuseppe Benso è un sopravvissuto. Anche se è stato appena dimesso dall’ospedale di Mestre, e...















