Non tutti sanno che negli ultimi 5 anni gli scambi commerciali tra l’Unione europea e il resto del Mediterraneo sono aumentati di oltre il 60%. Lo sottolinea, opportunamente, la Commissione Ue in uno dei passaggi del Patto per il Mediterraneo, un documento molto intenso e articolato che spiega perché il futuro delle due sponde del grande mare è sempre più connesso (basta pensare all’integrazione, già adesso notevole, tra le catene del valore delle rispettive aree).

Ma soprattutto perché la creazione di uno Spazio Comune Mediterraneo, l’obiettivo cardine del progetto, è indispensabile in termini di stabilità politica, crescita economica, sicurezza. L’accordo su Gaza ha sicuramente accelerato il percorso ma il Patto punta, comunque, su asset molto più concreti rispetto al recente passato, ancorché non semplici da raggiungere. Si parla esplicitamente, ad esempio, della creazione di un’Università Mediterranea (era e rimane il vecchio sogno di Romano Prodi) nell’ambito di «un sempre più stretto collegamento tra le istituzioni culturali e la società civile», come ha spiegato Ursula von der Leyen. Si annunciano la costruzione di fabbriche di intelligenza artificiale in tutto il Mediterraneo e una nuova iniziativa specifica per le start-up mediterranee.