Il dovere del giornalista "è raccontare, confrontando le fonti per riuscire ad avvicinarsi a quello che è realmente successo.

Non c'è alternativa se vogliamo risultare diversi dai mille rivoli che scorrono sui social che, solitamente, danno spazio a voci come fossero verità.

Ai media tradizionali, chiamiamoli così, viene chiesta serietà. E noi giornalisti dobbiamo verificare e controllare per offrire un'informazione corretta: è una vecchia regola che vale ancora". Così il presidente dell'ANSA Giulio Anselmi in un'intervista a Il Piccolo di Alessandria alla vigilia della premiazione del 58esimo Premio Acqui Storia.

Direttore della Stampa, del Messaggero, dell'Espresso e dell'ANSA, condirettore del Corriere della Sera, due anni fa Anselmi ha ricevuto l'Acqui Storia come 'Testimone del tempo'.

"Se i giornalisti sono ancora testimoni del tempo? Dobbiamo esserlo, raccontando quel che accade e cercando di stare il più vicini possibile alla realtà, sapendo che la verità è in braccio agli dei. Purtroppo le fake news hanno sempre più appeal di ciò che fake news non è. Sono viste con maggior interesse perché è ritenuto più succulento ciò che è offensivo, violento e pruriginoso. Va da sé che un utente accorto dovrebbe tenere d'occhio il livello di credibilità di chi fornisce la notizia. È questione di reputazione e la reputazione si acquisisce col tempo. Meglio, dunque, essere guardinghi rispetto a quel media che fornisce solo sciocchezze e, al contrario, prediligere chi, grazie alla credibilità, acquisisce autorevolezza".