Il giorno dopo l’attentato, la normalità diventa l’unico antidoto per battere le preoccupazioni. “Ma non abbiamo paura”. Anche se l’ennesima intimidazione nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci ha superato il livello di guardia. “Ho raccolto non si sa più quanti proiettili lasciati davanti al cancello, ma mai mi sarei aspettata che arrivassero a tanto”, dice Marina, la compagna del giornalista, che la mattina è uscita per fare la spesa poi, una volta rientrata, si avvicina al cancelletto per sfogarsi con una vicina, a cui racconta passo dopo passo “l’incubo” vissuto poche ore prima.
Ranucci, bomba distrugge la sua auto e quella della figlia: “C’era un chilo di esplosivo”
di Giuliano Foschini e Marco Carta
La bomba, il boato, poi la corsa fuori casa per vedere cosa fosse accaduto. “Ha tremato tutto”, dice la donna sottovoce, dopo aver schivato più volte i giornalisti che, da questa mattina, assediano l’abitazione di Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove vive la famiglia del conduttore di Report. Tra le più scosse c’è Michela, la figlia di Sigfrido Ranucci, che quando rientra in casa si avvicina stretta alla madre. “Siamo sconvolti, ma non ci intimidiscono”, afferma la ragazza, che poco prima era stata scortata dai carabinieri fino all’auto. Venerdì sera Michela era appena rientrata a casa, quando è avvenuta la deflagrazione che ha danneggiato anche l’auto da cui era appena scesa. “Quell’ordigno con un chilo di polvere da sparo compressa avrebbe potuto ucciderla”, ha più volte detto Ranucci.











