È in corso al Consiglio Superiore della Magistratura, su iniziativa di almeno quindici esponenti, secondo i calcoli e le cronache del Fatto Quotidiano, la procedura di una “pratica a tutela”, la sesta o settima in questo 2025, di toghe e uffici che sarebbero minacciati da iniziative e critiche fuori misura, diciamo così. Questa volta la tutela sarebbe, in particolare, per il tribunale dei ministri. Che ha inutilmente cercato di processare per l’affare del generale libico Almasri, i titolari dei dicasteri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega dei servizi segreti, Alfredo Mantovano.

Il processo in tribunale per favoreggiamento e altro del libico rimpatriato, di cui la Corte internazionale penale dell’Aja aveva disposto un arresto per crimini contro l’umanità eseguito in Italia in circostanze e modalità controverse, riconosciute dalla stessa magistratura liberandolo, non si farà. O forse si farà, come stanno cercando in Procura a Roma, solo contro il capo di Gabinetto di Nordio, se dovesse permetterlo, a questo punto, la Corte Costituzionale cui potrebbe ricorrere la Camera. Ma un processo a Nordio in persona vorrebbe essere fatto nel Consiglio Superiore in modo virtuale ma pur sempre significativo nel suo carattere indiretto e subdolo.