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L’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento francese, ha bocciato entrambe le mozioni di sfiducia al primo ministro Sébastien Lecornu, che è da poco rientrato in carica dopo che la settimana scorsa si era dimesso inaspettatamente. L’appoggio dei Socialisti, ottenuto grazie ad alcune importanti concessioni, è stato decisivo. Per il momento quindi resterà primo ministro e dovrà cercare di far approvare la legge di bilancio per il 2026: un passaggio su cui si ripresenteranno le divisioni tra i partiti che oggi hanno sostenuto il governo.
Le mozioni erano state presentate da La France insoumise (LFI), di sinistra radicale, e dal Rassemblement National (RN), di estrema destra. La prima ha ricevuto 271 voti, contro i 289 che servivano perché passasse (su queste mozioni vota solo chi è a favore, gli altri parlamentari non partecipano). Era anche quella che aveva le maggiori possibilità di venire approvata perché i parlamentari progressisti avevano anticipato che non avrebbero sostenuto la mozione dell’estrema destra. La seconda, quella dell’estrema destra, infatti ha ricevuto meno voti: 144.
In questi giorni il governo aveva accolto le principali richieste fatte dai Socialisti in cambio della loro rinuncia a votare le mozioni. La prima era sospendere la contestata riforma delle pensioni introdotta nel 2023, che alza gradualmente l’età pensionabile da 62 a 64 anni: Lecornu si è impegnato a non attuarla fino alle prossime elezioni presidenziali (nel 2027). La riforma è uno dei simboli della presidenza di Emmanuel Macron, il capo dello schieramento che esprime Lecornu, e metterla in discussione è una grossa concessione, ritenuta inevitabile per superare una fase di forte instabilità politica.









