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Lunedì il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha annunciato le dimissioni, dopo che il suo nuovo governo era appena entrato in carica. Il presidente francese Emmanuel Macron le ha accettate, ma poi gli ha chiesto di restare in carica almeno fino a mercoledì per condurre un ultimo giro di negoziati con i partiti: Lecornu è il quinto primo ministro francese a dimettersi in poco più di un anno.
È uno dei risultati della grande frammentazione della politica francese: dalle elezioni del luglio 2024 non c’è una maggioranza in parlamento e i governi centristi che ci sono stati da allora sono stati tutti governi di minoranza. Uno dei principali obiettivi del governo di Lecornu sarebbe l’approvazione della legge di bilancio per il 2026, che è molto contestata: finora però non è riuscito a trovare abbastanza sostegno.
È una situazione inedita per la politica francese, che in passato era abituata a governi e a maggioranze parlamentari molto più stabili. È anche una situazione molto incerta: non sembrano infatti esserci modi semplici per uscire dalla crisi attuale.
Il governo che è stato creato domenica rimarrà comunque temporaneamente in carica, per gestire le questioni correnti e assicurare che non ci sia un vuoto di potere. Non potrà, però, approvare riforme o atti di natura politica, e dovrà limitarsi a decisioni che garantiscano la continuazione delle attività normali.












