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Ultimo aggiornamento: 12:58
Si fa sempre più forte la polemica tra Forza Italia e Fratelli d’Italia sul ddl Zanettin sugli smartphone – ormai in attesa del via libera della Camera dall’aprile 2024 dopo il sì del Senato – che non solo obbliga il pm a chiedere il via libera del gip per il sequestro del dispositivo, ma anche per selezionare, sotto il vigile controllo degli avvocati, il materiale che effettivamente può essere bloccato. All’insegna dello slogan del Guardasigilli Carlo Nordio, “nello smartphone c’è una vita”, che si è appropriato del testo del senatore forzista Pierantonio Zanettin raddoppiando e complicando assai la procedura di sequestro. Ma da ieri sera la diatriba politica si è trasferita sugli emendamenti. I super garantisti di Forza Italia rilanciano la stretta sulla microspia Trojan e chiedono che a dare il via libera all’ascolto sia “il tribunale del distretto in composizione collegiale”. Mentre la presidente meloniana della commissione Antimafia Chiara Colosimo, con Carolina Varchi, presenta 18 emendamenti per prevedere una rete protettiva per i reati di mafia.
Ma proprio qui s’innesta il conflitto politico. Perché Forza Italia, a partire dal relatore del provvedimento Enrico Costa, e i due firmatari dei quattro emendamenti, Pietro Pittalis e Davide Bellomo, voglio che il testo passi subito alla Camera senza alcuna modifica, salvo poi presentare le rispettive proposte di modifica in un decreto a parte per evitare che, nei fatti, il ddl Zanettin resti bloccato soprattutto perché incombe l’ultimo voto al Senato sulla separazione delle carriere, nonché l’avvio della campagna sul referendum.






