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Ultimo aggiornamento: 10:55
Sembrava fosse destinato a finire “in sonno” il ddl sugli smartphone, frutto della coppia Bongiorno-Zanettin. Invece rieccoli i quattro articoli, norma transitoria compresa, che prevedono il via libera obbligatorio del gip alla richiesta del pm non solo per i cellulari, come potrebbe sembrare, ma anche “in materia di sequestro di dispositivi e sistemi informatici o telematici, memorie digitali, dati, informazioni, programmi, comunicazioni e corrispondenza informatica inviate e ricevute”, come recita minuziosamente anche il titolo del primo articolo. Cioè una vera enormità di situazioni che comporteranno più di un contraddittorio obbligato con il gip, nonché il coinvolgimento dei difensori. Ebbene, non solo il ddl ricompare nell’ordine del giorno di oggi della commissione Giustizia della Camera, ma addirittura prevede un appuntamento ancor più decisivo e addirittura assai prossimo, l’esame e il voto nell’aula di Montecitorio già fissato per il 27 ottobre. L’intenzione è dunque quella di mandarlo avanti in fretta.
Del tutto inascoltata l’audizione di fuoco del 27 maggio davanti alla commissione Giustizia della Camera del procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Gianni Melillo, che aveva messo in guardia il governo dal concreto rischio di “un pericoloso arretramento dell’azione di contrasto della criminalità mafiosa”. Scossa dalle parole di Melillo si era fatta sentire anche la presidente della commissione Antimafia, la super meloniana Chiara Colosimo, che aveva messo al lavoro i suoi magistrati per studiare le possibili modifiche, poi inviate a luglio al collega di partito, nonché presidente della commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio, che però non sono mai state divulgate.






