Carlo Chatrian alla pizzeria da Michi in via San Donato ci andava almeno una sera a settimana assieme alla nonna dalla quale abitava negli anni dell’università, a Torino. Qui il tempo è passato senza grandi scossoni: sempre lo stesso viavai di clienti a pranzo e cena, pizza al padellino e farinata tra le migliori della città. Poco è cambiato da allora, quando le pizzerie napoletane oggi così popolari si contavano sulle dita di una mano, e si andava poco a cena fuori, ma volentieri in locali come questo, a gestione familiare, tutta sostanza e nessuna concessione alle mode.
Nato ad Aosta, Chatrian ci vive tuttora quando è libero da impegni che lo trattengono fuori, qui o in giro per le grandi rassegne nazionali e internazionali. «Ho preso però anche una piccola casa d’appoggio in questa zona — dice — per me è rimasta familiare». Da poco più di un anno è direttore del Museo del Cinema, che sta di casa alla Mole. È subentrato al suo predecessore Domenico De Gaetano con quello che per l’amministrazione locale è stato un “colpaccio” nella prospettiva di far crescere la reputazione del Museo anche fuori dall’Italia. Chatrian, infatti, è considerato all’estero uno degli italiani dal curriculum più credibile tra coloro che si possono definire esperti di cinema. Ha diretto il festival di Locarno e poi quello di Berlino. Ma, per via della sua semplicità, il cinema come mondo di red carpet e paillettes è quanto di più distante da lui si possa immaginare.








