«Come diceva Jean-Luc Godard: uno più uno non fa due, ma fa tre». Cita il grande regista francese Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino, per descrivere la storia che da 25 anni unisce il Museo alla sua sede: la Mole Antonelliana. Un fortunato matrimonio nato dal congiungersi di due visioni, anzi di due visionari piemontesi: Alessandro Antonelli, l’architetto fuori dagli schemi che realizzò l’avveniristico edificio divenuto poi simbolo della città; e Maria Adriana Prolo, la donna anticonformista che l’8 giugno del 1941, con un semplice appunto su un’agenda – «Pensato il museo» – gettò sulla carta il seme che germogliando porterà al Museo di oggi.
Un libro celebra le due magnifiche ossessioni
Due sogni, «due magnifiche ossessioni», sottolinea ancora Chatrian, che ora vengono raccontati in un volume fotografico: Il Tempio del Cinema (ed. Allemandi), realizzato per celebrare questo primo quarto di secolo. È infatti il 20 luglio del 2000 quando le porte dello storico edificio, dopo una serie di lavori di recupero guidati dall’architetto Gianfranco Gritella, si aprono ai visitatori che possono entrare nel nuovo Museo Nazionale del Cinema, che precedentemente aveva occupato gli spazi di Palazzo Chiablese.







