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Ultimo aggiornamento: 7:00

L’accordo, il cessate il fuoco, la tregua, non sappiamo ancora ciò che sarà, ma sicuramente sono stati accolti con sollievo perché si possa iniziare a porre fine a sofferenze immani a cui è sottoposto con crudeltà estrema il popolo palestinese. Speriamo quindi che regga il cessate il fuoco, che i prigionieri politici tornino a casa e che gli aiuti umanitari arrivino massicciamente.

È evidente che non ci potrà essere pace senza verità e giustizia. Quindi non si può che ritenere imprescindibile che debba essere il popolo palestinese a decidere il proprio futuro sul suo territorio e con la creazione dello Stato di Palestina. Non possono essere altri, chiunque essi siano, a decidere del futuro democratico di un popolo. Sceglieranno le donne e gli uomini della Palestina da quali partiti farsi rappresentare. Non è materia occidentale, di nessuno che non sia palestinese. Così come la ricostruzione della distrutta Gaza non può essere occasione di speculazione capitalistica con obiettivi affaristici e mafiosi. Così come è assolutamente doveroso che chi ha commesso un genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità debba risponderne, secondo il diritto internazionale, innanzi ai Tribunali competenti.