Giorni fa, prima che il “bullo” Trump mandasse a gambe all’aria il racconto buonista della sinistra tutta cuoricini e bandierine palestinesi, c’era in tv il filosofo Stefano Bonaga gongolante per le piazze piene di giovani. Ma che bello, che spettacolo grandioso. Addirittura un nuovo Sessantotto, ha scritto qualcuno. La Flottiglia umana, si commuoveva qualcun altro. Sono le truppe di terra, osservavano con l’occhio inumidito analisti, commentatori, conduttori.
Sono le moltitudini che cambiano il verso della storia, e qui il copyright è di Concita De Gregorio. Ecco che ti arriva però il presidente degli Stati Uniti e fa la pace. E che fine fa la metafisica della piazza su cui le più brillanti menti progressiste si andavano esercitando da giorni? Si ridimensiona, si affloscia come se mancasse il lievito. E il lievito era il “genocidio”. E Bibi il criminale. E Meloni complice e bla bla bla.
Però va dato atto alla sinistra utopista che quando hanno un mito da difendere se lo tengono ben stretto. E il mito delle piazze resiste. Sognavano, volevano, auspicavano qualcosa tipo la marcia su Versailles delle popolane di Parigi il 5 ottobre del lontano 1789. Quelle scapigliate che chiedevano pane ma una volta dentro alla reggia cercavano Maria Antonietta, per strapparle i vestiti, per profanare il suo letto profumato, e gridarle in faccia che era una pervertita. E qua, in Italia, volevano la vendetta del “popolo” contro la “carciofara” Meloni. La Grande Abusiva. È andata male. Ma mica demordo no.






