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Il giorno dopo la sua riconferma a presidente della Toscana, a chi gli ha fatto notare che la «vittoria era scontata», Eugenio Giani ha replicato che «la vittoria è scontata solo dopo che si è vinto». Giani parla col tono di chi non ci sta a sminuire il suo successo come qualcosa di ineluttabile, e ribadisce quel che spesso ha ricordato nei suoi incontri elettorali, nelle scorse settimane, per mobilitare le persone e convincerle ad andare a votare, e cioè che anche l’Umbria e le Marche erano considerate regioni “rosse”, e che però a un certo punto sono state vinte dalla destra. Insomma, la storia e le tradizioni contano, ma fino a un certo punto, perché poi ogni volta le elezioni bisogna vincerle.

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A dispetto delle comprensibili rivendicazioni di Giani, che peraltro è un raffinato conoscitore della storia della sua terra, vincere in Toscana, se sei un candidato del centrosinistra, è immensamente più facile che vincere in Lombardia, in Veneto, o in Sicilia. Lo è praticamente da sempre. Alle elezioni politiche del 1919, le prime in Italia fatte col sistema proporzionale, il Partito socialista, il partito di riferimento della sinistra in quel momento, in Toscana ottenne il 44 per cento dei voti, eleggendo da solo 18 dei 39 seggi disponibili. Nel 1948, alle prime elezioni repubblicane, in Toscana il Fronte democratico popolare, composto da socialisti e comunisti, vinse in Toscana con percentuali che andarono, a seconda delle province, dal 42 al 55 per cento.