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Rilascio in due tempi, poi il trasferimento in ospedale. A Tel Aviv 100mila in piazza

Settecentottantré giorni. Un periodo lungo ma relativamente breve se parte di una vita normale. Un paio d'anni, in cui possono succedere e cambiare tante cose ma pur sempre "solo" un paio d'anni. Dal comodo dei divani di casa nostra è quasi impossibile immaginare quanto infinitamente lungo possa essere stato questo periodo per i 20 che sono stati rapiti da Hamas e che quei settecentottantatré giorni li hanno passati rinchiusi chissà dove. In un tunnel, in una stanza, legati. Subendo violenze fisiche e psicologiche difficili anche solo da immaginare. Patendo la fame, vivendo in una costante condizione di terrore. Quei 20 che ieri, finalmente, sono tornati liberi. Riabbracciando le proprie famiglie, tornando ad assaporare il profumo della libertà e della vita vera. Anche se quel terrore, quella paura, chissà per quanto li accompagneranno. Ma intanto, ieri Israele ha riabbracciato i suoi 20, accolti da un lungo applauso nella ribattezzata Piazza degli Ostaggi di Tel Aviv dove dalla scorsa notte in 100mila si erano radunati. E che ora potrà tornare a essere soltanto una piazza.