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Il rilascio dei primi ostaggi segna l’inizio del delicato scambio tra Israele e Hamas. Un passo simbolico in un equilibrio diplomatico ancora precario
Per la prima volta dopo due anni di prigionia, le sirene del conflitto sono state coperte da un applauso. A Tel Aviv, in Piazza degli Ostaggi, le famiglie hanno alzato lo sguardo verso gli altoparlanti, trattenendo il respiro mentre venivano pronunciati i primi nomi: Gali e Ziv Berman, Matan Angrest, Alon Ohel, Omri Miran, Eitan Mor e Guy Gilboa-Dalal. Sette israeliani vivi, consegnati alla Croce Rossa nella Striscia di Gaza. Una scena che, per molti, segna il primo vero barlume di pace dopo mesi di devastazione e anni di attesa.
L’operazione di rilascio è iniziata alle 7:07 (ora italiana), secondo fonti israeliane e internazionali. Gli ostaggi, apparsi in buone condizioni fisiche, sono stati presi in consegna dagli operatori del Comitato Internazionale della Croce Rossa, che supervisiona l’intero scambio. Secondo un alto funzionario di Hamas citato da Al Jazeera, i restanti tredici ostaggi vivi saranno consegnati alle 9:00 nel sud della Striscia di Gaza, “a condizione che Israele rispetti i calendari e i termini dell’accordo”.






