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Trovato a Gaza e già rientrato in patria il corpo del sergente Gvili, 24 anni. Si chiude un capitolo
Uno a uno, a partire da Netanyahu, politici, giornalisti, cantanti, massaie e soldati si tolgono il nodo giallo dalla giacca. Si ammaina dalle strade e dalle piazze il ritratto dell'ultimo rapito: ormai non è più nelle mani di Hamas, Ran Gvili il bell'ufficiale di polizia 24enne dai capelli scuri che alle sei di mattina del 7 ottobre 2023 scelse di afferrare la sua arma e correre in aiuto ai giovani in fuga a Nova. La sua mamma può adesso piangere di disperazione sul suo corpo recuperato, e seppellirlo in terra d'Israele. Qualcuno ricorda che riuscì a mantenere la calma anche di chi gli restò vicino, ferito al braccio corse verso il kibbutz Alumin sul confine, dove fino all'ultima pallottola riuscì a sgominare 14 terroristi di Hamas.
"Sono la madre orgogliosa di Ran" ha seguitato lungo il percorso di 848 giorni a ripetere Talik Gvili: anche quando tutti insistevano a chiudere l'argomento perché su 251 sequestrati già 250, vivi o morti, erano tornati a casa, ha seguitato a reclamare il suo diritto a riavere suo figlio, a rivolgersi a Netanyahu e a Trump facendosi ricevere col marito Itzik senza arretrare di un passo. È unico che tutto il Paese, l'esercito, il governo e l'opposizione abbiano preso le sue parti: in questa terra che è un mosaico di opinioni contrastanti e che ad ogni istante può venire attaccata dall'Iran, portare a casa Ran è stata la bandiera: Israele non lascia mai nessuno indietro.






