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Tra i 20 israeliani sopravvissuti i gemelli, il pianista, i soldati e i feriti. I video che li mostravano sofferenti, l'angoscia dei familiari. Netanyahu: "Inizia la guarigione"
Sono venti. E ciascuno di loro ha 738 tacche sull'anima, una per ogni giorno di prigionia in un covo, in una grotta, in un qualche bunker sotto la minaccia delle mitragliatrici dei miliziani di Hamas. Sono quelli che oggi potrebbero rivedere il cielo e i loro cari, se la milizia palestinese manterrà l'impegno a liberarli, in cambio di quasi 2mila detenuti palestinesi, le cui famiglie sono state ieri caldamente invitate dall'Idf a non festeggiare una liberazione secondo loro senza gloria.
Chi festeggerà sarà certamente Israele, per cui potrebbe iniziare un processo di pacificazione nazionale, come spera il premier Benjamin Netanyahu, che ieri ha detto: "So che ci sono molte divisioni tra di noi. Ma in questo giorno, e spero anche nel periodo che ci attende, abbiamo tutte le ragioni per metterle da parte. Perché con forze comuni abbiamo ottenuto vittorie enormi che hanno stupito il mondo intero".







