Si conferma il Pd, tra il 34 e il 35%, la colonna portante del campo largo in Toscana, ma alla riconferma del governatore uscente contribuisce il risultato di una lista moderata e riformista.
Quella trainata dal nome dello stesso presidente Eugenio Giani e dal leader di Iv Matteo Renzi che - con la Casa Riformista - fa quasi il 9% e diventa la seconda forza politica della coalizione e la terza della Regione. I centristi, insomma si ritagliano un nuovo ruolo, sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra, con FI che supera il 6% e sorpassa la Lega, crollata dal 21,7% del 2020 al 4,5% circa.
Insomma - come rilevano diversi osservatori - se c'è stato un effetto Vannacci (l'ex generale ha coordinato la campagna elettorale e le liste leghiste in Regione) è stato opposto rispetto alle aspettative. L'ex generale sin dall'inizio è stato indigesto per una fetta del partito sul territorio e, sul finale della campagna elettorale, avrebbe pesato lo scontro con il candidato del centrodestra Alessandro Tomasi.
Nel campo largo, sul risultato del M5s (4-4,5%), calante sia rispetto a 5 anni fa (7%) sia rispetto al voto per l'Europarlamento (8,2%), ha probabilmente inciso la diffidenza dell'elettorato pentastellato verso il governatore dem, considerato per troppo tempo un avversario. I voti in uscita dal Movimento potrebbero essersi sparpagliati tra il non voto e la lista di sinistra 'Toscana rossa' a sostegno della terza candidata presidente, Antonella Bundu, che - a sorpresa - è andata vicino al 5% (la soglia per entrare in Consiglio per le liste che non correvano in coalizione). Bundu, inoltre, ha incassato più voti anche rispetto alla sua lista. Il supporto del M5s, fino ad ora all'opposizione di Giani, al governatore ricandidato non è stato affatto indolore: la scelta, comunque passata per il via libera della maggioranza degli attivisti, avrebbe lasciato dubbi nella base pentastellata. Tanto che, alla vigilia delle urne, è diventata un caso la scelta di non prevedere un palco unitario tra Giuseppe Conte e Giani.












