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Ultimo aggiornamento: 19:43
Prima l’invito di Donald Trump (e forse dello stesso Abdel Fatah al-Sisi), poi la defezione per una festa ebraica, infine i retroscena e il ruolo determinante di Turchia e Iraq. La sedia dedicata al primo ministro ebraico, collocata vicino a quella del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, era vuota. La sua partecipazione al vertice dei leader mondiali a Sharm el-Sheikh avrebbe dovuto “consolidare l’accordo per la fine della guerra a Gaza e ribadire l’impegno a rispettarlo”. Eppure, con una nota ufficiale pubblicata su X, l’ufficio del primo ministro israeliano ha annunciato che Benjamin Netanyahu non avrebbe partecipato al Summit a causa della vicinanza di una festività. Dietro l’assenza, però, molto più della Simchat Torah, che ha inizio questa sera. Determinanti, una telefonata del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e le minacce del premier iracheno Muhammad Sudani.
Le pressioni della Turchia – Ancora in aereo, pronto ad atterrare al Cairo, Erdogan ha telefonato al presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi, minacciando di tornare ad Ankara se Netanyahu avesse partecipato al vertice dei leader mondiali a Sharm el-Sheikh. Così l’areo con a bordo il presidente, riporta Israel Hayom, è rimasto in volo sopra l’aeroporto ed è atterrato solo quando la partecipazione del premier israeliana è stata ufficialmente annullata. Secondo quanto ricostruito dalla Cnn, l’invito dell’Egitto a Netanyahu – mediato proprio dagli Stati Uniti – ha spinto diversi Paesi musulmani a minacciare il boicottaggio.












