C’è un aspetto non secondario della mobilitazione pro-Pal in Italia, di cui si parla in misura minore rispetto alle piazze ma che è altrettanto importante: l’occupazione delle università. È rilevante perché, per un gruppo minoritario che si appropria degli spazi, stravolge calendari, fa saltare lezioni ed esami c’è una maggioranza cui viene impedito di studiare. In aggiunta ai messaggi spesso violenti e alle contestazioni del tutto sconsiderate che vengono portati avanti. Spesso si passa ahinoi ai fatti, come nel caso del prof dell’università di Pisa aggredito da alcuni studenti pro-Pal. O delle iniziative fuor di logica: il ministro Anna Maria Bernini è stata contestata qualche giorno fa all’Università di Pisa sulla posizione del governo per il Medio Oriente. Proprio mentre era lì per accogliere studenti palestinesi che, in virtù del cosiddetto “corridoio accademico”, vengono ospitati in Italia per proseguire il loro percorso universitario. Insomma, i pro-Pal contestano chi vuol aiutare i palestinesi. Non è assurdo? È degli ultimi giorni la notizia di una missiva inviata alla presidente della “Crui” (Conferenza dei Rettori) Laura Ramaciotti, siglata dal segretario generale del Mur (ministero Università e Ricerca) Marco Mancini in cui si chiede di far rispettare le regole negli atenei: da un lato garantire la libertà di manifestare, dall’altro però tutelare «il diritto di tutte gli studenti di proseguire regolarmente le proprie attività di studio accedendo liberamente agli spazi universitari».
Anna Maria Bernini, la campagna per sfrattare dagli atenei gli estremisti di sinistra | Libero Quotidiano.it
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