Non si parla d’altro, in Francia. Il debito pubblico era pari a giugno a 3.416 miliardi di euro, il 114% del pil, i rendimenti sono in crescita, le prossime manovre fiscali dovranno essere molto severe. Il Paese ha però un altro debito, meno noto, di cui deve preoccuparsi: quello delle imprese non finanziarie private.
L’altro debito
La cifra è altrettanto importante: secondo i dati, i più ampi a disposizione, della Banca dei regolamenti internazionali, il debito delle aziende ha raggiunto a marzo i 4.500 miliardi di euro, pari al 155% del pil. In Italia, Paese decisamente più “frugale” sotto questo punto di vista, il dato è pari al 57 per cento: in Germania, all’89%, negli Stati Uniti al 73,7%, in Gran Bretagna al 59,7%. Non mancano in Europa economie con esposizioni corporate anche più elevate: Olanda (172%), Svezia (156%), Svizzera (139%), ma in questi casi il debito pubblico è decisamente più basso (rispettivamente 43%, 33,5% e 25,6%), e non “spazza via”, non fa concorrenza al settore produttivo.
Un’esposizione costosa
È un primato che costa: il servizio del debito delle imprese private è pari al 57,7% del giro d’affari, contro il 27,1% dell’Italia, che ha tassi bancari piuttosto elevati rispetto ai concorrenti, e il 33,3% della Germania. La Francia è stata però aiutata al lungo dal fatto che ha goduto di tassi bassi – i più bassi dei grandi Paesi della Uem – per molto tempo. Consapevoli, le imprese hanno preferito prestiti a lunga scadenza che le hanno protette anche dal rialzo dei tassi Bce nella fase inflazionistica. Ora però la situazione sta cambiando: il “campione” dei tassi è ormai la Spagna. I rendimenti – che costituiscono il pavimento dei tassi bancari – stanno aumentando e stanno spingendo verso l’alto anche il costo del credito per le imprese non finanziarie.








