La vera partita del voto regionale di oggi e domani in Toscana non è tanto tra centrosinistra e centrodestra, perché tutto fa pensare che ancora una volta vinceranno il Pd e i suoi alleati nel match tra il presidente dem uscente Eugenio Giani e l’aspirante di FdI, il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi. Però questo voto contiene una serie di test di un qualche interesse. Cinque anni fa, sulla leghista Susanna Ceccardi, Giani vinse di circa 8 punti (prese il 48,6 per cento). Questa volta il gap potrebbe ridursi (di tanto? di poco? si punta a ridurre lo scarto a quattro o cinque punti) e questo sarebbe l’ennesimo segnale che il vento meloniano soffia un po’ dappertutto e che continua a inserirsi nella regione ex rossa in cui la destra governa quasi tutte le città (Pisa, Massa, Siena, Pistoia, Lucca, Grosseto). Oltretutto, Tomasi, un fratello d’Italia pacato e non effervescente com’era la Ceccardi (ora nemicissima in casa Lega del generale Vannacci a cui Salvini ha affidato completamente le sorti elettorali del Carroccio tra molti mal di pancia nel partito). Ed è così moderato Tomasi che ha inaugurato la mostra su Berlinguer insieme a Giani, si è detto favorevole al riconoscimento della Palestina (mossa adatta per acchiappare voti a sinistra) e litiga più con Vannacci che con l’avversario dem.
Toscana, sfida nei partiti: fattore Vannacci a destra e Renzi “insidia” Conte
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