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La Francia è immersa in una delle crisi più aspre e laceranti della Quinta Repubblica i cui contenuti palesano qualcosa di molto più profondo di una tollerabile crisi politica

Dopo "governo balneare", la seconda definizione mutuata dal lessico politico italiano destinata a entrare con prepotenza in Francia è quella di inciucio", alla francese si intende. È questo il tentativo funambolico per evitare la cosa più evidente: la "dissolution" e le elezioni anticipate.

La Francia è immersa in una delle crisi più aspre e laceranti della Quinta Repubblica i cui contenuti palesano qualcosa di molto più profondo di una tollerabile crisi politica. Macron nomina l'ottavo primo ministro, ne mancano tre per fare una squadra di calcio. È un Lecornu due che solo qualche sera fa aveva detto in televisione, in prima serata, davanti a sette milioni di francesi: "Il mio compito è terminato. Ci sarà un altro primo ministro". E la mattina Macron ne aveva accettato le dimissioni con tanto di comunicato ufficiale. L'accordicchio che si profila avviene sacrificando ogni timido tentativo di arginare la deriva dei conti pubblici. La complessa situazione economica in cui si trova la Francia è segnata dal debito pubblico al 115 per cento, circa 3.300 miliardi di debito, pari al 5,4 del Pil, un fardello di cinquantamila euro su ogni francese. Nelle scorse settimane c'è stato il declassamento di Ficht ora si attendono le altre agenzie di rating.