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La Francia che muore di Stato invoca sempre più Stato, più tasse, più spesa pubblica. E così il dibattito contrappone chi intende colpire i "ricchi" e chi teme che questo peggiorerebbe ancor più i conti pubblici
A Parigi siamo ormai entro una crisi politica. Il premier François Bayrou sta per essere sfiduciato dal parlamento: la sua richiesta di avviare una fase di austerità, per affrontare le difficoltà dei conti pubblici, sarà quasi certamente rigettata e questo apre a scenari confusi. Con ogni probabilità i socialisti avranno un ruolo crescente e François Hollande potrebbe prendere il posto di Bayrou. Come spesso in questi casi, non siamo solo dinanzi al declino di un leader, Emmanuel Macron (nella foto), ai minimi in ogni sondaggio. Ci sono certamente questioni ben specifiche (a partire dalla grave assenza di alternanza, dettata da una sorta di "arco costituzionale" alla francese che ha tenuto Marine Le Pen lontana dall'Eliseo), ma questa è solo la superficie. Se la Francia ha un debito pubblico a cui nessuno vuole davvero porre rimedio, la ragione è in quella cultura istituzionale transalpina che unisce l'istituzionalizzazione dell'invidia (la "progressività fiscale" quale dogma), il mito della tecnocrazia statale, l'idea che l'immigrazione non vada in alcun modo limitata, l'ossessione per la regolazione di ogni aspetto della vita. Basti dire che oggi a Parigi si discute soprattutto della proposta del giovane economista Gabriel Zucman, che vorrebbe una patrimoniale del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. La Francia che muore di Stato invoca sempre più Stato, più tasse, più spesa pubblica. E così il dibattito contrappone chi intende colpire i "ricchi" e chi teme che questo peggiorerebbe ancor più i conti pubblici, spingendo quanti hanno alti redditi e imponenti capitali a lasciare l'Esagono. Anche chi contrasta questo Piketty in erba non ha comunque obiezioni morali dinanzi alla rapina di Stato, né si augura di poter fare qualcosa per uscire da una storia nazionale ossessionata dagli uomini di potere e dal loro ruolo: da Francesco I a Luigi XIV, da Robespierre a Napoleone, da De Gaulle a Mitterrand.






