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La storia dovrebbe insegnarci ad essere un po' meno gaudenti delle disgrazie altrui visto che veniamo da stagioni travagliate a proposito di finanza pubblica
Questo è un tempo oltremodo drammatico nel quale le domande di senso che ci facciamo incalzano e incidono nei nostri pensieri. E i tentativi di dar loro una risposta sono assai impervi. Perché già nei tentativi avvertiamo l'esperienza della precarietà e del turbamento. Rispetto a ragionamenti alti, potrà sembrare marginale un pensiero che mi gira in testa in questi giorni: fatico a comprendere una certa italica soddisfazione per i travagli economici e sociali che stanno investendo la Francia. Gli analisti di Fitch hanno declassato il paese transalpino per la falla enorme nei conti dello Stato? Ecco il coro: ben gli sta. Così imparano con il modo protervo con cui ci hanno sempre guardato dall'alto in basso. Dicono quelli che meglio conoscono i misteri della psiche che non deve sorprendere che l'uomo provi gioia per il male altrui. E specie quando riguarda chi ti è più vicino. Non dubito, però faccio notare che tale stortura impedisce di rimanere con i piedi per terra. Oscura la realtà.






