Un vero e proprio intreccio giudiziario che passa da Pavia e Brescia e arriva a Garlasco. Da una parte c’è l’inchiesta della procura bresciana in cui Mario Venditti (ex procuratore di Pavia) è indagato per corruzione in atti giudiziari perché avrebbe favorito in cambio di soldi Andrea Sempio nel 2017, quando per la prima volta era stato indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Dall’altra l’inchiesta sul “sistema Pavia”, che vede indagati per corruzione e peculato sia Venditti che il pm di Milano Pietro Paolo Mazza (che prima era a Pavia con l’ex procuratore) per un presunto scambio di favori tra magistrati, imprenditori, politici e forze dell’ordine (di almeno 750 mila euro e una decina di auto di grossa cilindrata il peculato contestato). Sullo sfondo la nuova inchiesta sull’omicidio consumato nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007 (per cui Alberto Stasi è già stato condannato in via definitiva) che vede di nuovo indagato Sempio, il quale sta decidendo se dire addio al suo storico difensore Massimo Lovati, dopo le recenti dichiarazioni sopra le righe del penalista riguardo all’omicidio di Garlasco.

L’ex procuratore - ha riportato la trasmissione di Canale 5 “Dentro la notizia” - si sarebbe rifiutato di fornire ai militari i codici segreti per accedere ai dispositivi a lui sequestrati due settimane fa. Inoltre, negli atti depositati al Riesame di Brescia, a cui ha fatto ricorso Venditti contro le stesse perquisizioni e sequestri, vengono riportati dettagli delle presunte «anomalie» evidenziate dalla Gdf di Brescia e Pavia e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano riguardo a Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, i due ex militari anche loro perquisiti nell’inchiesta bresciana su Venditti. «M'ha chiamato qua un maresciallo dei Carabinieri che mi dice: io so che lei aveva già parlato con l’altro, con Sapone. E mi fa: io dovrei passare lì tra mezz’oretta perché devo farle alcune domande», diceva Sempio, intercettato l’8 febbraio 2017, due giorni prima dell’interrogatorio, parlando con uno dei suoi legali. Per gli investigatori, «non si comprende» in quale «occasione e per quale motivo Sempio aveva già avuto modo di parlare con il luogotenente Sapone» considerando che «l’invito a rendere interrogatorio, gli veniva notificato solo il pomeriggio». Secondo gli investigatori Spoto quel pomeriggio, prima di notificare l’atto, si sarebbe intrattenuto con Sempio «più di un’ora». Un tempo che l’ex militare ha giustificato - quando è stato ascoltato il 26 settembre - con il fatto che doveva far perdere tempo all’indagato perché nella sua auto un «tecnico» e il «maresciallo Scoppetta» (poi condannato nel processo pavese Clean2) stavano piazzando le cimici. Spoto aveva poi parlato delle inesattezze nelle trascrizioni delle intercettazioni di Sempio, attribuendole alla «fretta» data dal fatto che «le feci in uno o due giorni, perché il dottor Venditti disse che gli servivano subito per fare l’archiviazione».