TEL AVIV. Centinaia di camion, bulldozer, mezzi del genio militare, tank e truppe abbandonano i centri urbani della Striscia. La retromarcia dei “Carri di Gedeone II” è un’operazione logistica non da poco, con migliaia di infrastrutture da smantellare: generatori, sistemi di comunicazione e antenne, alloggi per i soldati, posti di osservazione, postazioni di combattimento. «Dalle ore 12 (di ieri, Ndr) le forze di Tsahal hanno iniziato a posizionarsi lungo le nuove linee di schieramento in preparazione dell’accordo di cessate il fuoco e del ritorno degli ostaggi», scrive l’unità del portavoce militare. È il primo giorno della tregua. Le truppe del Comando Sud sono schierate nell’area cuscinetto rinforzata, la cosiddetta “cintura gialla”, vicino al confine «e continueranno a rimuovere qualsiasi minaccia», precisa l’esercito. I militari rimangono nel 53% del territorio di Gaza, in questa fase. Il ritiro verso il perimetro dell’enclave progredirà di pari passi con l’accordo. Chi lo garantisce? Parola di Trump. Con tutta una serie di dettagli che rimangono irrisolti, sembra che solo il fermo impegno americano che i combattimenti non riprenderanno abbia permesso che il processo iniziasse comunque.