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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump porta avanti da mesi una campagna senza precedenti per vincere il Premio Nobel per la Pace, che sarà annunciato venerdì. Si può dire che Trump ne sia ossessionato: nessuna persona, organizzazione o governo aveva mai tentato con così tanta insistenza di influenzare e fare pressione sul comitato che attribuisce il riconoscimento.

Ora che sembra essere riuscito a negoziare con successo un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, Trump ha finalmente un argomento solido a sostegno della propria candidatura. Ma con l’accordo arrivato a poco più di 24 ore dall’annuncio del premio, difficilmente potrà influenzare la decisione: se il comitato del Nobel avrà ceduto alle pressioni e scelto Trump, non l’avrà fatto per l’ultimo accordo su Gaza, a meno di sorprese.

Trump vuole il Nobel perché è forse il riconoscimento internazionale più prestigioso che un politico possa ottenere, e perché consoliderebbe la sua immagine di grande negoziatore di accordi di pace. Trump è inoltre ossessionato dal fatto che Barack Obama, con cui si è sempre sentito in competizione, lo ricevette nel 2009, al suo primo anno di presidenza: «Se mi chiamassi Obama, mi avrebbero dato il premio in 10 secondi», ha detto l’anno scorso.