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Ultimo aggiornamento: 7:40
È vero che Donald Trump se ne inventa ogni giorno una, dai dazi al ruolo di paciere mondiale mentre chiede all’Europa più soldi per le armi americane, ma non ha mai nascosto la sua vera ossessione: ottenere il Premio Nobel per la Pace.
Negli ultimi mesi, la sua attività diplomatica in questo senso si è moltiplicata, con dichiarazioni roboanti su Ucraina, Palestina e – più di recente – sul ruolo della Cina. Ma più che un percorso coerente verso la stabilità internazionale, la sua sembra una vera e propria campagna promozionale, con tanto di slogan, supporter e foto opportunamente diffuse.
Sul fronte ucraino, Trump ha rilanciato l’idea di mediazioni dirette, persino ipotizzando l’impiego di forze di interposizione straniere come quelle cinesi. Una mossa che, più che convincere Kiev o Mosca, sembra pensata per mostrare al mondo che senza di lui la pace è irraggiungibile. In Palestina, ha promesso soluzioni rapide e decisive, salvo poi avanzare ipotesi di “amministrazione internazionale” della Striscia di Gaza (per non parlare del progetto di farne una riviera per ricchi) che hanno fatto gridare all’ingerenza e, in alcuni casi, addirittura a tentativi di ingegneria etnica.






